pagina 6 - Attraverso Le Alpi Liguri con Marco Rosso

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percorsi

IL MONTE MISSUN

Il termine Missun deriva molto probabilmente dal brigasco pissun, ad indicare i mucchi di escrementi bovini che in tempi passati dovevano essere molto presenti sulla cima di questa montagna. Dalla colletta delle salse si entra subito in un magnifico bosco di Larici, già conosciuto in tempi Napoleonici per l’importanza che questa pianta ricopriva nella costruzione dei vascelli da guerra.
Una volta giunti sulla Monesi/Limone i larici lasciano il posto alla prateria alpina, impreziosita dai rododendri, sorbi e altre essenze tipiche dell’altra quota.
La cima, alta 2358 metri (rocce del genere flysch a elmitoidi) si trova sullo spartiacque tra la Val Roya e la Val Tanaro. Si noterà immediatamente la differenza tra il versante orientale (da cui siamo saliti) e quello occidentale che digrada quasi in verticale fino al versante francese di Morignole.
Sulla cima si potrà godere di una magnifica vista del saccarello, Frontè, Monega, Marguareis, Mongioje, fino ad arrivare all’Argentera e al Monviso. Altrettanto interessante è l’aspetto naturalistico dell’escursione.
La zona infatti è frequentata da camosci marmotte e da galli forcelli, un tetraonide di montagna purtroppo abbastanza raro. Se siamo fortunati si potrà osservare il volo di una coppia di aquile reali, che spesso scelgono proprio queste vette per nidificare.
Dati tecnici: durata 7 ore, dislivello circa 770 metri, difficoltà E



LE MONTAGNE SUL MARE, OVVERO IL MONTE GRAMMONDO


Una delle montagne più meridionali dell’arco alpino regala all’escursionista delle stupende sorprese, sia dal punto di vista geologico che da quello naturalistico.
Le rocce calcaree hanno creato falesie e dirupi che danno un aspetto unico alle vette, reso ancora più magico dalla vicinanza con il mare; Già durate il passaggio del torrente Bevera si potrà notare il contatto tra i calcari marnosi e i calcari nummulitici che caratterizzano la zona. L’escursione ci permette di osservare come la vegetazione sia legata all’altitudine, all’inizio troviamo pini d’aleppo, roverelle, carpini neri e magnifici boschi di leccio, soprattutto in località Testa di Cuore.  Questo, classificato come bosco relittuale, è sicuramente una delle leccete meglio conservate della nostra regione; più in alto il pino silvestre ci riserverà invece delle suggestioni tipiche di montagne più elevate.
L’escursione sarà impreziosita dal volo dei rapaci e dalla presenza lungo le pareti del picchio muraiolo; mentre non possiamo dimenticare che ci troviamo nel regno della splendida lucertola ocellata, il lacertide europeo più grande, qui al limite orientale della sua diffusione.
Dopo 3 ore di cammino, in prossimità del rio gerri si trova il pittoresco rifugio Gambino, dove si potrà consumare il pranzo.  A questo punto, se si desidera, è possibile in un ora di cammino raggiungere la vetta, da dove si gode una stupenda vista delle Alpi Liguri e Marittime Francesi
Dati tecnici: durata 7/9 ore, dislivello circa 890 metri se ci si ferma al rifugio, 1.260 metri se si raggiunge la vetta, difficoltà E


 
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